Congregazione d'Acque e Strade di Mirandola
Estremi cronologici: 1648-1876
La Congregazione delle acque e strade di Mirandola si riunì per la prima volta il primo giugno del 1739, all'indomani della costituzione della comunità, avvenuta l'anno precedente (cfr. il registro n. 1 della serie "Sessioni" che riporta il seguente incipit: "Invocato il nome illustrissimo di Dio. 1739, indizione seconda, questo giorno primo del mese di giugno. Congregati nella residenza dell'illustrissima comunità di Mirandola coll'assistenza dell'illustrissimo signor dottor Mario Coppini, podestà di questa città che, sedendo al suo luogo, convalida le cose infrascritte colla sua giudiziale autorità, gl'infrascritti illustrissimi signori che compongono la Congregazione dell'acque, i nomi de' quali sono: signor conte Massimo Scarabelli, priore; signor conte Giovanni Rosselli, sindico; signor Fulvio Personali; signor conte Claudio Pietra, signor Luigi Panigadi e coll'intervento dell'illustrissimo signor conte Scipione Rosselli, prevosto della collegiata della Mirandola a tal effetto invitato. Essendosi per la prima volta unita la Congregazione dell'Acque composta da signori sopranotati, fu alla medesima, dall'eccellentissimo signor podestà, dato conto primieramente di ciò che è seguito dopo l'erezione di tal corpo, rilasciando presso l'uffizio della stessa congregazione le seguenti lettere del Magistrato illustrissimo dell'acque...".
La Congregazione si occupava dello scavo dei canali, della realizzazione e controllo delle chiaviche, degli argini, fossi e alvei del fiume esistenti nel territorio mirandolese.
Nelle sessioni veniva data lettura delle lettere provenienti dalle magistrature centrali dello stato estense (Magistrato di Acque e Strade), venivano deliberati i lavori da svolgere e decise le modalità di reperimento del denaro necessario per sostenerne le spese. Tra i compiti istituzionali vi era la redazione dei campioni delle utenze, verificati ed aggiornati periodicamente dai periti della Congregazione.
Sulla base dei biolcatici venivano stabiliti i comparti per le "escavazioni" e per i lavori da effettuarsi alla rete idrica del territorio, suddividendone gli oneri tra le diverse ville della giurisdizione mirandolese calcolati tenendo conto del bacino d'utenza degli scoli, dei manufatti idraulici e dell'utile derivante a interessati e frontisti.
Il Magistrato d'Acque e Strade (costituito per la prima volta dal duca Cesare nel 1601 e riconfermato dal duca Francesco I nel 1630) a partire dal 1704 allargò il suo ambito di competenza all'intero stato; competenze territoriali che vennero ufficialmente sancite dal duca Rinaldo I proprio nel 1739. Al Magistrato erano poi subordinate le Congregazioni locali esistenti nel territorio dello stato estense. Dipendevano dal Magistrato gli ufficiali subalterni come i giudici delle acque, il custode delle acque (detto anche custode del canale di Secchia) e il commissario della Carreggiatura. Quest'ultimo, a cui era assegnata la sorveglianza sulla viabilità del ducato e l'inghiaiatura delle strade, era munito di chirografo ducale che lo autorizzava ad ordinare i lavori da eseguire, redigendo gli opportuni comparti sulla base dei biolcatici e delle bovattiere mediante i deputati locali (cfr. "Lettere al Commissariato dei carreggi"). Durante le sessioni del Magistrato venivano impartiti gli ordini, decise le controversie e spediti i memoriali.
Per pareri tecnici su lavori da effettuare o relativamente a controversie insorte ci si avvaleva della consulenza del matematico della città di Modena (cfr. Domenico Vandelli). Dal 1750 il Magistrato ebbe anche competenza sulle alberature esistenti lungo le strade del ducato e sui proventi che ne scaturivano. Soppresso il Magistrato nel 1767 dal duca Francesco III e ripristinata per la città di Modena e suo distretto l'antica Congregazione delle Acque, gli altri territori soggetti al Magistrato divennero dipendenti dal Dipartimento del Buon Governo. Quest'organo statale procedette alla ridefinizione dei territori di competenza e alla riorganizzazione delle giurisdizioni delle Congregazioni esistenti nello stato estense.
La Congregazione mirandolese venne rifondata nel 1774 secondo il piano del marchese Ippolito Bagnesi, del 7 maggio dello stesso anno, inviato al luogotenente di governo e partecipato al consiglio il 14 maggio (cfr. serie "Miscellanea", busta n.1 fascicolo n.1: "Piano d'erezione d'una Congregazione sopra le Acque e Strade nella città della Mirandola coll'unione delli tre feudi delle Roncole, di S. Martino in Spino e di S. Possidonio e capitoli di regolamento per la stessa Congregazione").
Nella lettera accompagnatoria il ministro ducale scriveva: "acchiudo a vostra signoria una copia del piano e capitoli di regolamento che si sono creduti i più adeguati ed i più convenienti per la erezione di una Congregazione Generale d'Acque e Strade in codesta città della Mirandola per tutto il ducato mirandolano. Tale piano sarà ella contenta di parteciparlo a codesta comunità, di dar tutte le disposizioni occorrevoli per la effettiva erezione della suddetta Congregazione a norma dello stesso piano e di far sì che la medesima Congregazione sia posta in attività col primo giorno del venturo mese di giugno". Da questa data iniziò infatti la vera e propria tenuta dell'archivio secondo le istruzioni emanate dall'autorità centrale.
La Congregazione aveva giurisdizione non solo "sull'immediato territorio della Mirandola", ma anche sui territori "mediati delli tre feudi...", amministrando tutto ciò che concerneva "le operazioni ed occorrenze in materia d'acque e strade", per cui dovrà chiamarsi "Congregazione Generale del Ducato della Mirandola". La Congregazione era presieduta e diretta dal luogotenente di governo in qualità di delegato della "Generale Sopraintendenza alle Acque e Strade" e composta dal priore e sindaco pro tempore, da diversi deputati ("uno da elleggersi da ciascheduno delli tre feudi in qualità di rappresentante il proprio feudo, di un altro deputato da elleggersi ogni anno dagli stessi feudi alternativamente per turno tra essi, cominciando dal feudo più antico e continuando in via d'anzianità e da destinarsi specialmente ad incombere all'azienda particolare unitamente col sindaco della stessa comunità della Mirandola, e finalmente di un deputato del comune o territorio della Concordia, e tutti sette non solamente avranno diritto e dovranno essere interpellati ad intervenire a tutte le sessioni della Congregazione, ma avranno voce uguale sì attiva che passiva; e la pluralità de' voti stabilirà le determinazioni"). La Generale Sopraintendenza aveva poi la facoltà di intervenire a seconda delle circostanze ed in caso di controversie. La giurisidizione ordinaria sarà "privativamente della Congregazione", mentre il luogotenente, in qualità di presidente, non avrà voce nelle deliberazioni, ma sarà l'organo attraverso cui saranno riferite le deliberazioni stesse e il portavoce delle determinazioni della Generale Sopraintendenza.
Il piano stabiliva anche che venissero ripristinati i rapporti e le relazioni tra la comunità di Mirandola e i tre feudi nello stato in cui si trovavano al tempo dell'erezione della comunità (1738) e delle rispettive infeudazioni, relativamente ai lavori generali d'acque e strade del ducato, specie riguardo alle quote fissate per concorrere ai diversi lavori da regolarsi in base ai comparti che verranno via via stabiliti. Cesseranno pertanto le contribuzioni annue devolute dai feudi alla comunità, non essendo più congrue e proporzionate alle diverse circostanze.
Secondo le prescrizioni del piano la comunità di Mirandola doveva infatti versare al feudo delle Roncole la somma annua ad esso spettante derivante dai redditi dell'Addizione sopra i mulini di Secchia che la comunità di Mirandola percepiva, oltre all'intera esazione delle decime di Borghetto (cfr. serie "Addizione sopra la Macina"). La Congregazione aveva inoltre una sua cassa, separata da quella della comunità (cfr. serie "Libri di cassa"), composta dai redditi dell'ultima addizione sopra la macina accordata alla comunità di Mirandola nel 1771, per far fronte alle esigenze relative alla gestione delle acque del ducato, e da un generale contributo calcolato in proporzione ai terreni presenti nel ducato (fissato dal piano in bolognini cinque per ogni biolca di terreno e fatta salva ai feudi la facoltà di supplire al contributo con altri mezzi ugualmente idonei). Il piano stabiliva poi che la Congregazione prendesse in esame e proponesse al più presto alla Generale Sopraintendenza un sistema per attuare "un più adeguato e giusto regolatore e comparto delle generali annue contribuzioni". Annualmente la Congregazione proponeva infatti alla Sopraintendenza, per riceverne approvazione, la quantità delle contribuzioni che si dovevano imporre a seconda dei bisogni e tenuto conto della natura e qualità dei terreni. La Congregazione doveva inoltre visionare il conteggio, tenuto a parte dalla comunità, delle recenti spese per lavori straordinari di bonificazioni, distinguendo i lavori eseguiti per beneficio della comunità e del suo territorio immediato e da quelli "interessanti la generalità del ducato compresi i feudi", al fine di separare i debiti contratti per i primi, che sarebbero rimasti a carico della comunità, da quelli contratti per i secondi che sarebbero passati a carico della cassa della Generale delle Congregazione. Inoltre restava in vigore la carica di giudice delle acque e strade di tutto il ducato, pur non avendo diritto di voto nelle sessioni; tale ufficiale veniva nominato dalla Congregazione ed approvato dalla Generale Sopraintendenza. Egli aveva il compito di eseguire i lavori che via via venivano determinati dalla Congregazione. Il giudice delle acque dirigeva specialmente le riparazioni ordinarie e straordinarie al fiume Secchia. I deputati rappresentanti dei feudi dovevano essere nominati dalle rispettive comunità e, dove mancavano, dal feudatario; i nominativi dovevano poi essere comunicati alla Congregazione dai giusdicenti feudali; la comunità di Mirandola comunicava ugualmente alla Congregazione la nomina, e l'approvazione del Supremo Dicastero del Buon Governo, del priore e del sindaco. Le riunioni congregazionali venivano tenute in una stanza del Palazzo di Città, mentre in un'altra ne veniva conservato l'archivio.
La giurisdizione della Congregazione era estesa infine "a tutto ciò che abbia, e possa avere rapporto a lavori ed altre operazioni interessanti il bene e la diffesa universale del ducato, come sono particolarmente quelli del fiume Secchia, dello scolo di Burana, delle strade maestre o corriere ed altri di simile natura", mentre tutto ciò "che riguardi soltanto il particolare interesse de rispettivi territori, come sono gli scoli particolari delle ville, le strade vicinali, i ponti su le medesime" rimaneva di pertinenza dei dei rispettivi territori e dei giudici ad essi preposti.
Le sedute ordinarie della Congregazione avevano luogo il sabato mattina e, in altri giorni a seconda delle necessità, quelle straordinarie.
I partiti e tutte le determinazioni della Congregazione venivano registrate e verbalizzate dal cancelliere della comunità (cfr. serie "Sessioni" e "Squarzi delle sessioni"); i mandati delle spese approvate dalla Congregazione venivano spediti dal sindaco pro tempore di Mirandola e dal deputato dei feudi destinato alla gestione della "particolare azienda" (cfr. il capitolo II del Piano) i quali insieme gestivano l'azienda relativa al maneggio della cassa della Congregazione (cfr. serie "Mandati" e "Libri di cassa"). Dato che il maggior carico di lavoro sarebbe gravato sul sindaco di Mirandola, che si trovava sempre sul luogo, ad esso veniva confermata l'assegnazione di uno stipendio annuo maggiore di quello spettante al deputato dei feudi.
"Una delle prime occupazioni e premure della Congregazione sarà di formare un giusto comparto in regola di biolcatura dell'intiero ducato, il quale porti e distingua la forza di ciascheduna giurisidizione, e di formarlo in quel metodo e con quella precisione che troverà più adeguata, e su tale comparto si dovranno provvisionalmente e sin tanto che si sia stabilito altro migliore e più retto regolatore a norma di quanto si è prescritto di sopra al capitolo VII, e regolare le contribuzioni. Di mano in mano che verranno ripartite delle spese, o fissate delle contribuzioni, la Congregazione si farà carico d'avvisare ciascuna comunità e feudo rispettivamente del proprio rateo o quota, perché possa farla esigere da' singoli col mezzo del particolare suo esattore, e passarne il denaro, a debito tempo, nella cassa della Congregazione, riservandosi la Generale Sopraintendenza di determinare se l'esazione predetta debba farsi a pericolo e spesa delle rispettive giurisidizioni o pure della Cassa Generale allorché la Congregazione avrà preso in esame questo articolo ed avrà proposto ragionatamente sopra di esso il proprio sentimento".
Il Piano regolava infine i salari spettanti al luogotente, al giudice delle acque e strade, all'esattore (che doveva tenere un libro a parte), al capo arginale di Secchia, al chiavicante della Smirra, a quello della Buova, al cancelliere (che doveva compilare i registri e scrivere le congregazioni con l'obbligo delle copie) e alla cancelleria della Generale Sopraintendenza delle Acque e Strade. Il computista della Congregazione aveva il compito di registrare i redditi e le spese, di spedire i mandati delle spese, sia ordinarie che straordinarie, di esibire il conteggio dimostrativo dello stato economico della Congregazione, di formare i bilanci preventivi e consuntivi sia per i lavori di pertinenza dell'intero ducato tanto, e specialmente, per quelli a carico degli utenti e di eseguire tutti i calcoli, comparti, tabelle e relazioni che gli venivano ordinati. Il cassiere della Congregazione, oltre all'incarico di esattore e riscuotitore dei redditi ordinari e straordinari, era anche tesorirere.
Per i territori feudali si stabilì che i lavori di piccola entità potessero essere eseguiti, su ordine del feudatario, dal giudice locale, seppure alle dipendenze della Congregazione, mentre per i lavori per i quali occorressero i sussidi della cassa generale, la Congregazione doveva provvedere all'individuazione del mezzo più conveniente ed ottenerne l'approvazione del Buon Governo e l'assenso dei feudatari, nei casi in cui occorresse.
A richiesta dei deputati dei feudi il cancelliere era tenuto a consegnare loro, a spese della Congregazione, un ristretto delle determinazioni prese. A fine anno anche la Congregazione era tenuta alla formazione del proprio "conto o bilancio" da consegnare, unitamente agli altri della comunità di Mirandola, al Dicastero del Buon Governo; doveva poi darne copia ai deputati dei tre feudi in modo da permettere a ciascun interessato di prendere visione delle rendite comuni e dei propri contributi.
Nel 1796, all'arrivo dei francesi, il 9 novembre venne eretta una nuova municipalità e, a partire dal 15 novembre, fu creata una nuova Deputazione delle Acque e Strade. Il 18 di ottobre, nell'ultima seduta della Generale Congregazione si decise di trasmettere al cancelliere un elenco degli affari pendenti, di sostituire il vice presidente e di formare un bilancio di cassa (cfr, serie "Sessioni" e "Squarzi delle sessioni").
Nel 1802 (cfr. "Carteggio 1774-1802" venne nominato giudice delle acque e strade Guglielmo Papotti e, soppressa la Deputazione, venne creata una Delegazione d'Acque le cui carte sono rinvenibili all'interno del titolo Acque dell'archivio comunitativo (cfr. la nota all'introduzione alla serie "Carteggio 1816-1859" con cui gli archivisti Gaddi e Ceretti avvertivano che gli atti riferibili ad acque e strade dell'epoca III si trovano uniti agli atti amministrativi e soltanto venne fatto un impianto del ramo Acque a seguito del Regio Decreto 8 luglio 1815). Col decreto del 6 maggio 1806 (e col precedente del 4 maggio 1804 relativo alle spese per i lavori e per l'amministrazione delle acque pubbliche) si crearono delle società di interessati negli scoli che potessero provvedere ai diversi lavori, alle bonificazioni e migliorie dei terreni. Tutti i terreni che godevano del beneficio di uno scolo formavano poi un comprensorio i cui proprietari formavano per l'appunto una società rappresentata da una Delegazione i cui membri erano designati dagli interessati tramite convocazione della Prefettura. Ogni Delegazione era formata da un Presidente, da un cassiere e da un computista. Il decreto del 20 maggio 1806 aveva stabilito la realizzazione dei consorzi di interessati e il cancelliere del censo, su incarico del prefetto, fece cessare le vecchie rappresentanze. Ma la formazione delle nuove Delegazioni, nominate per l'amministrazione degli scoli privati posti nei rispettivi circondari, stentò a partire a causa delle inadempienze e della complessità del meccanismo ideato per la loro gestione. Con disposizione del viceprefetto del 27 dicembre 1810, e dietro ordine prefettizio, si ridussero a due soltanto le Delegazioni che entrarono nell'esercizio delle loro funzioni col primo gennaio 1811. Le carte relative a questo periodo erano state consegnate dalla Ragioneria nel 1848 a causa del trasloco degli uffici (cfr. serie "Carteggio 1807-1815"). La documentazione era stata archiviata secondo diversi titolari, di cui si è data ragione nelle introduzioni alle singole serie. Si tratta per lo più delle carte realtive all'attività del VII Consorzio d'Acque della Delegazione mirandolese che, per quel periodo, ebbe sede a Cavezzo.
Il decreto del duca Francesco IV dell'8 luglio 1815 soppresse i consorzi d'acque e ne stabilì il concentramento nelle comunità dello stato. La documentazione fu quindi organizzata in fascicoli secondo un titolario annuale che riproduceva l'attività della Delegazione e gli atti vennero registrati mediante un protocollo apposito (cfr. serie "Carteggio 1816-1859" e "Protocolli 1811-1860"). Le competenze in materia d'acque passarono in gestione all'ingegnere comunale (Guglielmo Papotti prima e Angelo Papotti poi) e, in seguito alla riorganizzazione degli uffici comunali avvenuta dopo il 1860, all'Ufficio Tecnico Comunale (cfr. serie "Miscellanea" nota alla busta n. 2 con cui cessarono gli emolumenti rilasciati agli impiegati che si occupavano degli affari d'acque). Per continuità ed analogia dei materiali e delle disposizioni contenute e per completamento, è stata schedata anche parte della documentazione di carattere tecnico prodotta nel 1876 (cfr. serie "Campioni d'utenza") dall'ufficio dell'ingegnere comunale (Ufficio Tecnico Comunale). In quell'anno l'Ufficio Tecnico aveva progettato la formazione di tre diversi Consorzi idraulici nel territorio mirandolese e curato la redazione ed aggiornamento degli elenchi degli scoli mirandolesi e degli utenti di essi. Le rettifiche dei campioni d'utenza aggiornate al 1876 contengono infatti i dati relativi ai campioni d'utenza e alle loro rettifiche dall'anno 1817 al 1876 con dati anche relativi al secolo XVIII.
Bibliografia:
C. Arbizzani, "Il patrimonio librario e documentario del Comune di Mirandola", in <>, S. Felice sul Panaro (Modena)n 1998;
O. Baracchi Giovanardi, "I corsi d'acqua nella Bassa dai documenti dell'Archivio Storico Comunale di Modena", in <>, vol. I, Modena 1984, pp. 181-195;
G. Dotti Messori, "Magistrato di Acque e Strade. Inventario", Modena 1992;
M. Ghizzoni, C. Pulini, "L'archivio Storico comunale di Mirandola" in <>, S. Felice sul Panaro (Modena) 1998;
O. Rombaldi, "Il duca Cesare e il governo delle acque modenesi", in <>, serie XI, vol. X, Modena 1988, pp. 177-195;
F. Valenti, "Il Magistrato d'Acque (e strade), ds.(ASCMo).
Per una più dettagliata ed esaustiva bibliografia generale sulla comunità di Mirandola si rimanda alla nota bibliografica annessa all'invenario dell'archivio storico comunale.