Feudo e comunità di San Martino Spino

Estremi cronologici: 1739-1814


Si è conservato presso l'archivio comunale di Mirandola l'archivio della comunità feudale di S. Martino Spino. La documentazione è stata rinvenuta organizzata in diverse serie miscellanee, afferenti alla comunità di S. Martino Spino, realizzate in occasione dell'intervento di riordino dell'archivio mirandolese operato nella seconda metà del XIX secolo dagli archivisti Gaddi e Ceretti. Il ritrovamento di alcuni elenchi delle carte conservate presso l'ufficio pretoriale di S. Martino Spino (cfr. scheda "Strumenti di corredo") e riunite all'epoca della soppressione del feudo, ha permesso, sulla base delle intitolazioni e delle segnature riscontrate, una riorganizzazione dell'archivio in serie omogenee, al fine di una migliore individuazione degli uffici ed organismi produttori e di un più agevole reperimento delle carte. Sulla scorta degli elenchi citati è stato inoltre possibile riaccorpare all'archivio della comunità feudale alcune carte conservate in filze miscellanee, in cui erano state raccolte lettere e recapiti appartenenti alle preture di Mirandola e di S. Martino. Da ciò può così emergere l'assetto istituzionale dell'antica comunità, così come era stata organizzata secondo le disposizioni ducali riguardanti il governo del cosiddetto stato mediato, rispecchiando l'attività degli ufficiali comunitari e i loro rapporti con l'autorità locale e centrale dello stato fino al 1796, anno della soppressione del feudo. La documentazione conservata in archivio indirizzata al giudice di S. Martino Spino, relativa al funzionamento della pretura, prosegue comunque fino all'anno 1802 ed era stata raccolta in un nucleo a stante ben identificabile in base all'assetto conferitole in seguito al riordino del 1853. Queste carte, trattandosi della corrispondenza tra il giudice - pretore e gli organismi centrali dello stato, sono state inserite nella serie del Carteggio. Divenuto di proprietà degli Estensi nel 1749, nel 1750 Francesco III lo infeudò al suo fermiere generale Paolo Antonio Menafoglio. Cfr. registro n. 1, serie "Deliberazioni" in cui si riporta la determinazione di Francesco III ad erigere in "feudo nobile di primo grado delle ville di S. Martino in Spino, Gavello e loro dipendenze, coll'averlo dichiarato Marchesato, ed averne con tale titolo investito il marchese Paolo Antonio Menafoglio". Il marchese venne infeudato delle giurisdizioni e territori di S. Martino in Spino, Portovecchio, Bellaria, Gavello e pertinenze, secondo i confini espressi nel diploma del 28 agosto 1751 e col successivo rogito stipulato con la Serenissima Ducal Camera. In seguito alla fondazione, nel 1754, di una nuova comunità in S. Martino Spino furono pubblicati i "Capitoli sotto li quali resta regolata l'erezione della nuova comunità di S. Martino in Spino, Gavello, Bellaria e Portovecchio e sue pertinenze", il 10 settembre 1754. Negli undici capitoli (cfr. cc. 5r-7v del registro n. 1, serie "Deliberazioni") che li compongono vennero indicate le norme in base alle quali avrebbe dovuto reggersi la rinnovata comunità. In primo luogo si stabilì di tenere un catalogo di tutti i capi famiglia possidenti maggiori di venticinque anni, da aggiornare volta per volta da parte del cancelliere della comunità o, qualora mancasse, dal giusdicente del luogo. Gli iscritti a questo catalogo saranno i componenti del consiglio generale da convocarsi secondo il bisogno da parte del podestà che dovrà sempre presiederlo e comunque, almeno una volta all'anno, per procedere all'elezione di sei pubblici ufficiali "da essere proposti dal podestà e da approvarsi per ballotazione dagl'uomini tutti del comune che saranno attualmente in consiglio e che saranno per approvati quallora ottengano due terzi delle balle in loro favore ... e dovranno essere due di S. Martino in Spino, altri due del Gavello, uno di Mortizzuolo ed altro di Quarantoli". La nomina degli ufficiali dovrà poi essere sottoposta all'approvazione del feudatario. A questi sei ufficiali si aggiungerà il giudice delle vettovaglie, strade, argini, acquedotti, i deputati per S. Martino Spino, Gavello, Quarantoli, Mortizzuolo, il console per tutto il feudo, il chiavicante del Bisantello, un massarolo, custode dei pegni, e due pubblici stimatori. Compito degli ufficiali di governo "sarà d'invigilare sopra tutto che possa influire al buon regolamento e alla retta amministrazione degli effetti comunitativi, con procurare la più facile e più solecita esigenza de' redditi comunali per impiegarli nelle pubbliche spese del salario del podestà e cancelliere, del sindaco e massaro suddetti, e nella manutenzione del Pretorio e carceri, nunzi, squadra d'esecutori campari e nelle occorrenti spese di cavi, argini, strade e ponti pubblici, a' quali dovranno dare particolare attenzione, perché il tutto venga eseguito a dovere e finalmente nelle mercedi delle spedizioni et altre spese ordinarie e straordinarie che accadessero da farsi .... Se poi i redditti della comunità non saranno sufficienti, ad esempio per spese occorrenti a cavi, ponti, argini e strade, dovranno renderle note al feudatario, in modo che questi possa "ordinare ed approvare quella colletta e proporzionata distribuzione delle persone e beni dei singoli possidenti ...". Si prescrive inoltre che gli uomini di governo si radunino almeno una volta al mese nella casa del podestà, costruita a spese del feudatario a Portovecchio. Il cancelliere, o in sua vece il podestà, dovrà poi tenere il libro delle determinazioni tanto del consiglio generale che di quelli particolari, "da conservarsi nel Pretorio in luogo sicuro", e "dovranno pure tenersi in buon registro tutte le lettere, ordini ed approvazioni del signor feudatario e tutt'altro riguardante la comunità e di lei interessi". Il sindaco dovrà tenere il libro dell'entrate e uscite della comunità e un campione col nome e cognome di ciascun possidente "colli rispettivi soliti aggravi comunitativi de' quali sono caricati essi beni a favore della nuova comunità"; "dovrà anche tenere un catasto di tutti gli uomini, lavoratori e bracenti per regola de' comandi personali in tutte le opere riguardanti il pubblico. Formerà anche una giusta Bovatiera, colle regole più praticate negl'altri luoghi ad oggetto che possa sapersi ..., e dovrà formare i libretti per il massaro ove siano descritti distintamente tutti li debitori di gravezze d'oneri pubblici, acciò possa, colla scorta de' medesimi, procedere all'esazione de' medesimi ...". Il massaro dovrà quindi tenere i libretti che gli verranno consegnati dal sindaco per riscuotere dai debitori le rispettive partite, pagare gli stipendi a carico della comunità su mandato firmato dal sindaco e sottoscritto almeno da un consigliere. I libri contabili dovranno essere conservati nell'archivio pubblico. La copia di questi capitoli risultava conservata nella cancelleria comunale nella filza intitolata "Varie cose". Si stabilì anche di emanare una notificazione contenente la notizia dell'erezione della nuova comunità e le norme a cui attenersi. Per sopperire alla somma sborsata dal marchese per far fronte alle spese relative allo scorporo dalla comunità di Mirandola fu stabilito di accendere un censo fruttifero, al quattro per cento annuo, a favore del marchese stesso. La comunità feudale venne amministrata attraverso l'elezione di diversi ufficiali: si propose la nomina di un giudice delle strade e vettovaglie per gli affari delle vie pubbliche e dei viveri (c.20r); si nominò (c. 23v) nel 1756 un "massaruolo" , ovverosia custode dei pegni per rimediare agli abusi verificatisi nel Bargello. Nel verbale del 2 gennaio 1758, c. 38r, si nota che il sindaco ha esposto "siccome l'esperienza ha fatto ad evidenza conoscere la necessità di eleggere un deputato alli carreggi anche nel feudo, affinché né sia persona che per il signor commissario generale Brunetti ricevi le requisiteriali che di tempo in tempo, ed a norma delle occorrenze, li verranno dirette da supremi tribunali fatti li opportuni comandi, tenghi il reggimento della Bovatiera ed abbia la direzione e regolamento della medesima a norma delle instruzioni ... coll'invigilare affinché ogn'uno, con distributiva giustizia soggiaccia a quei pesi a cui ciaschedun pubblico deve soggiacere ...". Nel verbale del 17 settembre 1772, a c. 94v, si nota che il marchese ha stabilito "per migliore regolamento di questo pubblico eleggersi ogn'anno un vice sindaco e vice giudice che incombano col sindaco e giudice pro tempore con totale dipendenza però da detto sindaco e giudice al disimpegno delle rispettive incombenze di dette cariche e che poscia questi esser debbano nell'anno seguente rispettivamente sindaco e giudice dal che se ne avrà il vantaggio di avere in esse cariche sempre persone che saranno al fatto degli affari vertenti ...". A partire dal 1773 il marchese stabilì inoltre che il sindaco della comunità redigesse un bilancio dello stato attivo e passivo "con l'espressione de' debiti e crediti", il ristretto della popolazione feudale, con la distinzione dei fuochi, uomini, donne, fanciulli, ecclesiastici, matrimoni, morti e nati da trasmettere alla fine di maggio e, alla fine di ottobre, la denuncia dei grani, al feudatario e all'ufficio pretoriale. Nella riunione del 26 settembre 1773, a c. 99v, si annota che il marchese Antonio Menafoglio ha preso atto del memoriale dei rappresentanti della comunità concernente l'elezione di un nuovo podestà, "il quale faccia la sua residenza ordinaria nel feudo" e che era stata ripristinata la dimora del podestà a spese del marchese stesso "beninteso però che anche in questa, oltre il vantaggio dell'abitazione del giusdicente, debba formarsi una camera che serva per archivio del pubblico e per altre pubbliche occorrenze". Per pagare il salario al podestà si eliminò la carica di cancelliere e il quarto esecutore. Il podestà dovrà poi provvedere al mantenimento di un attuario in modo che "il di lui feudo sia provveduto di soggetto idoneo al disimpegno delle pretoriali incombenze" (c. 99r). Inoltre, c. 99v, il marchese feudatario riteneva incompatibile la carica di giudice delle acque con quella di giudice delle vettovaglie e stabilì pertanto la loro separazione, addossando la carica di giudice delle vettovaglie al vice sindaco pro tempore. Il sindaco, il deputato alla compra dei grani, il vice sindaco, il giudice e il vice giudice dovranno poi rendere conto della loro amministrazione; perciò il giusdicente podestà dovrà nominare due soggetti che redigano questi conti. Si determinò ancora di formare una Deputazione che facesse fronte ai debiti pubblici stabilendo una qualche colletta. Nella seduta del primo novembre 1773, tenuta in casa del vicegerente, notaio Teodoro Frati, questi dà notizia "d'avere sua eccellenza il signore marchese Antonio Menafoglio padrone conferita la carica di podestà de' suoi feudi di S. Martino in Spino, Portovecchio, Bellaria all'eccellentissimo signor dottore Giambattista Parodi, in conformità delle lettere patenti ... e facendo consegnare ad esso tutti i libri e tutte le scritture riguardanti affari civili, criminali, economici o misti e, in qualunque maniera, all'ufficio pretoriale spettanti, col farne inventario da sottoscriversi dallo stesso podestà Parodi e da trasmettere all'eccellenza sua col mezzo del signor uditore feudale residente in Modena". Con la lettera di attribuzione del marchese Antonio Menafoglio del 21 ottobre 1773 si dà facoltà al nuovo podestà, che sarà in carica per un anno, salvo nuova confermazione, "di conoscere, decidere e terminare tutte e singole le cause civili, criminali e miste, di assolvere e di condannare come sarà di ragione, di procedere ed inquirire contro li malviventi, sediziosi e delinquenti, e col salario ed emolumenti stabbiliti con la Nostra approvazione nel Generale Congresso della nostra feudale comunità. Vogliamo ed ordiniamo che, in pendenza del detto ufficio non possi dipartirsi dalla giurisdizione ... e che al fine di ciaschedun mese ... debba trasmettere ... l'Indice, o sia nota dei maleficii, che nella feudale nostra giurisdizione saranno stati in pendenza del mese denunziati. Vogliamo similmente che, al termine del suo impiego, debba consegnare al suo successore tutti li libri civili, criminali, economici e tutte le scritture che vi saranno appartenenti all'ufficio, formandone l'esatto inventario e della quale consegna ne debba apparire per mezzo di pubblica ed autentica scrittura". Prima di emettere una sentenza in una causa criminale doveva comunicare al feudatario, o al suo uditore feudale, il proprio giudizio per riceverne l'approvazione "pel miglior corso della giustizia". Segue poi la nomina di Giuseppe Montanari ad attuario civile e criminale. Con questa organizzazione fu retta la comunità feudale di S. Martino Spino fino al 1796 quando, con l'arrivo dei francesi, furono soppressi il feudo e la comunità stessa. Nel piano di distrettuazione della Repubblica Italiana, diramato dal prefetto del dipartimento del Panaro il 21 febbraio 1804, S. Martino Spino risultava infatti aggregato, insieme a Gavello, al comune di Mortizzuolo, nel distretto di Mirandola.

Note:

L'archivio è composto da 68 unità archivistiche (22 registri, 2 filze, 10 buste, 6 cartelle e 1 fascicolo). Si è allegata all'archivio una cartella contenente i piatti delle filze smembrate dotate in parte dell'intitolazione originaria e in parte di quella attribuita da Gaddi e Ceretti in occasione del riordino dell'archivio. A testimonianza di questo riordino sono inoltre stati conservati anche alcuni frontespizi di fascicoli su cui compare l'etichetta con l'indicazione della segnatura allora apposta ai pezzi. La documentazione, in quanto appartenente al secolo XVIII, risultava interamente classificata all'interno dell'epoca II. La carica di podestà fu ricoperta nel 1755 da Giuseppe Ricci, luogotenente di governo; nel 1756 il luogotenente di governo di Mirandola, Carlo Bertolani, era anche podestà di S. Martino Spino, come nel 1758 Francesco Bisbini, nel 1766 Giovanni Benincasa e nel 1769 Francesco Moreali. Nel 1773 era podestà Gian Battista Parodi e nel 1775 Pellegrino Giannotti; nel 1777 Bernardino Ronchi; nel 1779 Paride Boiani, vice podestà. Nel 1780 ad Antonio succedette Emilio Menafoglio. Nel 1789 Antonio Maria Bartoli era pretore e cancelliere. Nel 1791 il sindaco era Antonio Baraldi, mentre nel 1792 il podestà era Domenico Maria Rubertelli. Gli ufficiali della comunità erano: 1 sindaco; 2 consiglieri 2 sottoconsiglieri 1 massaro; 1 giudice delle vettovaglie, strade e acquedotti; 4 deputati alle dipendenze del giudice in ogni parte derl marchesato (S. Martino, Gavello, Quarantoli e Mortizzuolo); 1 console per tutto il marchesato 2 stimatori del marchesato 1 chiavicante del Bisantello; 1 massarolo ossia custode dei pegni Teodoro Frati aveva l'incombenza di dirigere gli affari economici della comunità, di tenere il registro delle determinazioni e scritture.


Bibliografia:
-         Bruno Andreolli, "Signori e contadini nelle terre dei Pico. Potere e società rurale a Mirandola tra Medioevo ed età moderna", Modena 1988 - "Gavello e San Martino Spino. Storia di una valle di bassa pianura. Atti della giornata di studio. San Martino Spino, domenica 20 ottobre 1991" a cura di Bruno Andreolli e Gino Mantovani, Modena 1993 - "Il marchesato delle valli. A 250 anni dall'istituzione del feudo Menafoglio. S. Martino Spino, 30 settembre-1 ottobre 2000", Mirandola 2001, in particolare il saggio di Cristina Arbizzani "Il fondo Menafoglio presso l'archivio storico comunale di Mirandola" - "Mirandola e le terre del basso corso del Secchia dal Medioevo all'età contemporanea", atti del convegno, Mirandola, maggio 1983, Modena 1984 - Sergio Poletti, "Storia di Spino e San Martino", Mirandola 1986 - Sergio Poletti, "Le chiese di Spino e San Martino Spino nei secoli", 1999 - Giovanni Veronesi, "Quadro storico della Mirandola e della Concordia", a cura di Gino Mantovani e Mariella Toro, Mirandola 1990
-         Strumenti di corredo:
-          Cfr. busta 2, serie "Carteggio ordinato per argomento": - "Mirandola 8 novembre 1773. Inventario di tutti i libri e scritture contabili risguardanti affari economici, civili, criminali e misti e spettanti alla comunità ed uffizio pretoriale del feudo di S. Martino in Spino fatto per ordine di sua eccellenza il signor marchese don Antonio Menafoglio feudatario"; - "Due inventari": "S. Martino in Spino 22 febraro 1775. Inventario di tutti i libri e scritture contabili risguardanti affari economici, civili, criminali e misti e spettanti alla comunità ed uffizio pretoriale del feudo di S. Martino in Spino", segue l'"Inventario de'mobili e robe esistenti in questo Pretorio di ragione della comunità"; - " 1788, indizione VI, questo dì 29 maggio, giorno di giovedì. Inventario di tutti i libri e scritture contabili risguardanti affari economici, civili, criminali e misti e spettanti alla comunità ed uffizio pretoriale del feudo di S. Martino in Spino, col quale si dà tutto lo spoglio, mediante le mutacioni statte fatte dalla stessa comunità secondo le circostanze e bisogni all'inventario statto fatto li 21 febraro 1775 come siegue".