- MIRANDOLA - Corre il distretto biomedicale di Mirandola (Modena). Il comparto
emiliano, infatti, archivierà un 2001 con una performance positiva. Nell'anno in corso, il fatturato complessivo delle imprese che producono strumenti per la dialisi, la cardiochirurgia e altre apparecchiature biomedicali
raggiungerà, secondo una pre-stima, la cifra record di 570 milioni di euro (1.104 miliardi di lire), in crescita, rispetto al 2000 (a quota 515 milioni di euro), del 10,6 per cento. Questa è la radiografia del settore secondo i
dati forniti dal secondo rapporto dell'Osservatorio sul settore biomedicale mirandolese realizzato dal Centro Studi R&I di Carpi, per conto dell'associazione dei Comuni modenesi dell'Area Nord, dell'Unione industriali di
Modena, Camera di Commercio, Promo e Cna. «A trainare la crescita - spiega Daniela Bigarelli, del Centro Studi R&I e curatrice del rapporto - sono ancora le esportazioni». Nel 2001 la quota export sfiora il 60 per
cento. Negli ultimi tre anni, le vendite in Paesi stranieri, a fronte di una sostanziale stabilità del mercato interno, sono aumentate in modo significativo. I Paesi maggiormente rappresentativi rimangono quelli dell'Unione
Europea (42,4%). Bene, però, anche gli Stati Uniti e il Canada. In forte crescita i Paesi dell'Est europeo. «Quest'area - afferma Luigi Costi, sindaco di Mirandola - sarà la nuova frontiera dei nostri prodotti
biomedicali». Il punto di partenza per la nascita del distretto fu, all'inizio degli anni 60, l'intuizione di Mario Veronesi che, passato da farmacista a imprenditore, avviò un'azienda (la Dasco) di supporti sanitari usa e getta
per ospedali. Da allora il distretto è cresciuto a macchia d'olio grazie al fenomeno dello spin-off. Una realtà che ha attirato l'attenzione delle più forti multinazionali. Oggi il 73% del fatturato totale è realizzato da quattro
grandi imprese: Gambro, Dideco, Mallinckrodt e Bellco. Complessivamente però nell'area di Mirandola operano 74 aziende forti di 3.941 addetti. Dallo studio emergono non solo i punti di eccellenza, ma anche quelli di
debolezza. Tra i quali la difficoltà a reperire personale da impiegare nel settore della produzione, della progettazione e nelle funzioni commerciali. Non solo. «Tra le esigenze del distretto - aggiunge Barbara
Bulgarelli, presidente dell'Associazione Comuni modenesi Area Nord - vi è anche quella di incrementare le occasioni qualificate di formazione. Occorre così riuscire ad avere un raccordo più stretto con il sistema
formativo locale e universitario». Il polo modenese è fortemente specializzato nei prodotti monouso in materiale plastico, i cosiddetti disposable. Da tale comparto deriva l'82% del giro di affari del distretto. Il fatturato legato
alle apparecchiature elettromedicali, anche se notevolmente aumentato nel triennio 1997-2000 (da 53,2 milioni di euro agli 81,6 milioni di euro) rappresenta poco meno del 16% del giro d'affari complessivo. Considerando,
invece, il settore di impiego, il rapporto di R&I mette in evidenza che nel 2000 la specializzazione più importante è rimasta quella delle apparecchiature e dei disposable per emodialisi (47,0%), il settore sul quale
Mirandola vanta una posizione di leadership a livello internazionale. Oltre alla dialisi, si confermano, però, comparti importanti la cardiochirurgia (16,2%), l'anestesia e rianimazione (13,2%) e la trasfusione/autotrasfusione (10,1%).
Il distretto emiliano del biomedicale corre con l'export
(Tratto da Il Sole 24 0re del 28 Novembre 2001)
Andrea Ghiaroni
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