I censimenti nella storia
I CENSIMENTI NELL’ANTICHITÀ
La parola "censimento" deriva dal latino "censere" (da cui il termine "censo") e significa "valutare". Nell'antichità le rilevazioni demografiche avvenivano su scala locale ed avevano obiettivi militari e fiscali. Secondo alcune fonti, i primi censimenti su vasta scala della popolazione vennero organizzati in Mesopotamia, intorno al 3800 a.C. Il più antico censimento di cui si conoscono i risultati è quello tramandato dalla Bibbia e fu effettuato da Mosè attorno al XIII secolo a.C., nel deserto del Sinai, dopo l'esodo dall'Egitto.
Il Vangelo secondo Luca riporta la notizia di un "primo censimento", voluto da Cesare Augusto in tutto l'impero romano, secondo il quale ciascuno doveva tornare con la propria famiglia nella città dei propri avi. Si tratta probabilmente del Il censimento di Quirinio che fu disposto dal governatore romano Publio Sulpicio Quirinio nelle province di Siria e Giudea nel 6 d.C., quando i possedimenti di Erode Archelao passarono sotto diretta amministrazione romana.
Carlo Magno ordinò un censimento nel suo impero, dapprima mirante all’esclusiva enumerazione delle persone libere, in seguito esteso anche al numero e alla qualità di beni posseduti, al numero complessivo dei vassalli e dei servi della gleba.
Il Domesday Book fu commissionato nel dicembre del 1085 da Guglielmo il Conquistatore, col preciso intento di contare la popolazione presente sul territorio inglese (a sud dei fiumi Tees e Ribble) vent’anni dopo l’invasione normanna.
Nel XIII secolo si svolsero rilevazioni periodiche della popolazione nei Comuni e nelle Repubbliche italiane: l’enumerazione aveva ad oggetto i capi famiglia, elencati nel “libro dei fuochi”, così chiamato perché poggiava la propria organizzazione sulle unità abitative, i focolari.
La Serenissima indisse ufficialmente il primo censimento universale nel 1338: il rilevamento annoverava caratteristiche qualitative degli individui quali età, professione, sesso, nazionalità e condizione sociale. Esso venne ripetuto periodicamente con sempre maggiori perfezionamenti metodologici e archivistici: nel 1607 venne introdotto l’uso di formulari a stampa che possono essere considerati alla stregua di primitivi questionari.
I CENSIMENTO IN EPOCA MODERNA E CONTEMPORANEA
La storia dei censimenti è strettamente legata a quella dello Stato e dell'amministrazione statale. Dato che in Europa fino al XVII sec. non fu eseguito alcun censimento, per studiare lo sviluppo della popolazione la ricerca demografica si deve basare sui registri dei contribuenti, sulle liste dei soggetti agli obblighi di leva o degli aventi diritto al voto, sui censimenti dei fuochi svolti dalle autorità o dalla Chiesa o sulle ricostruzioni famigliari. L'idea che lo Stato avesse bisogno di dati quantitativi per essere ben governato venne sviluppata nel XVI e nel XVII sec. da umanisti e teorici dello Stato. Con l'introduzione del calcolo e dell'economia in politica, il potere, la Statistica e l'economia politica si unirono in una nuova sintesi economico-sociale, in cui i censimenti erano una fonte fondamentale di dati.
I primi censimenti demografici (distinti da quelli economici, aventi ad oggetto l’enumerazione delle attività industriali, commerciali e dei servizi) moderni vennero introdotti con sistematicità nell’amministrazione della cosa pubblica agli inizi del Settecento.
Risale al 1701 il primo censimento della popolazione effettuato in Islanda, al 1749 in Svezia e al 1742 in Germania.
Dal 1769 vennero effettuati sistematicamente i censimenti della popolazione in Norvegia e in Spagna.
Nel 1790 venne introdotto negli Stati Uniti il census triennale, avente primariamente finalità elettorali: essendo infatti l’organizzazione amministrativa della nazione orfana di un sistema d’anagrafe locale, statale e quindi federale, per determinare le liste elettorali, il censimento è tuttora l’unico strumento idoneo per l’enumerazione della popolazione in riferimento alla sua quantità e distribuzione territoriale.
Nell’ Ottocento il censimento demografico iniziò ad essere realizzato da quasi tutti gli stati europei: nel 1800 in Francia, nel 1801 in Inghilterra e Danimarca, nel 1821 in Irlanda, nel 1829 in Olanda, nel 1837 in Svizzera, nel 1846 in Belgio, nel 1853 nello Stato Pontificio, nel 1856 in Grecia, nel 1857 nel Lombardo-Veneto, nel 1858 nel Regno di Sardegna.
Oggigiorno quasi la globalità delle Nazioni (circa 200 Paesi) effettua periodicamente i censimenti demografici: l’ambizione è quella di attivare un sistema di rilevazioni demografiche valido su scala planetaria, come proposto dal World Population and Housing Census Programme delle Nazioni Unite.
L’organizzazione ha sottolineato l’importanza delle rilevazioni censuarie periodiche, indicate come risorse primarie per l’elaborazione di dati indispensabili per la pianificazione dello sviluppo sociale ed economico di tutti i popoli del mondo. Solo tramite queste attività sarà possibile un costante monitoraggio delle caratteristiche demografiche e delle tendenze sociali ed economiche, con la primaria finalità d’elevare gli standard di vita della popolazione globale.
I CENSIMENTI IN ITALIA
Di tutti gli Stati, l’Italia figurerebbe al primo posto per la ricchezza ed antichità delle tipologie di registri demografici, adottati nella quasi totalità di Principati, Repubbliche e signorie, qualsiasi fosse il loro assetto politico ed istituzionale. Notiamo così che quest’interesse ancestrale dell’uomo per la rilevazione demografica, alla base di quell’analisi di stato e di movimento del gruppo umano che da sempre accompagna le dinamiche sociali dell’umanità, viene ancor maggiormente considerato, per valenza strategica ed importanza decisionale, nelle terre italiane.
È solo agli albori dell’Ottocento che le autorità statali iniziano a responsabilizzarsi riguardo alla necessità di approntare un sistema organico di rilevazione anagrafica, in un quadro generale di disciplinamento sociale, sempre aggiornato ed indispensabile per avviare qualsiasi attività decisionale e di soluzione di problemi contingenti, quali epidemie, carestie, guerre, etc.
Vennero allora approntati rudimentali sistemi aconfessionali di registrazione anagrafica diretta, capaci di sopperire alle lacune dei precedenti metodi di annotazione demografica, quali catasti antichi, enumerazioni di fuochi, riveli, stati discussi, catasti geometrici, matricole, tuttora conservate e fruibili negli Archivi di Stato.
Il primo censimento demografico della popolazione italiana, dopo l'unità, risale al 1861 e da allora ha avuto una cadenza decennale, ad esclusione del periodo fascista, durante il quale esso veniva svolto ogni 5 anni. Il compito di censire la popolazione è assegnato all'Istat, cioè l'Istituto Nazionale di Statistica.
ALCUNI DATI: I CENSIMENTI IN ITALIA E A MIRANDOLA
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Superficie e popolazione dell'Italia alla data dei vari censimenti |
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Superficie in km² |
Popolazione residente |
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Censimento |
Italia |
Mirandola |
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31 dicembre 1861: I censimento |
248.032 |
22.182.377 |
12.934 |
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31 dicembre 1871: II censimento |
285.930 |
27.303.509 |
13.307 |
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31 dicembre 1881: III censimento |
285.948 |
28.953.480 |
12.768 |
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10 febbraio 1901: IV censimento |
285.948 |
32.965.504 |
13.721 |
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10 giugno 1911: V censimento |
285.948 |
35.845.048 |
16.559 |
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1º dicembre 1921: VI censimento |
310.144 |
39.943.528 |
19.046 |
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21 aprile 1931: VII censimento |
310.079 |
41.651.000 |
21.085 |
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21 aprile 1936: VIII censimento |
310.190 |
42.943.602 |
22.472 |
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4 novembre 1951: IX censimento |
301.201 |
47.515.537 |
24.325 |
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15 ottobre 1961: X censimento |
301.224 |
50.623.569 |
22.528 |
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24 ottobre 1971: XI censimento |
301.252 |
54.136.547 |
21.614 |
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25 ottobre 1981: XII censimento |
301.263 |
56.556.911 |
22.011 |
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20 ottobre 1991: XIII censimento |
301.302 |
56.778.031 |
21.588 |
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21 ottobre 2001: XIV censimento |
301.338 |
56.995.744 |
22.068 |

