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Il cognome dei nuovi nati

La Corte Costituzionale ha dichiarato l’illegittimità della norma che prevede l’automatica attribuzione del cognome paterno al figlio legittimo, in presenza di una diversa volontà dei genitori. Pertanto è ora possibile attribuire ad un nuovo nato il cognome di entrambi i genitori.

Il cognome dei nuovi nati

La sentenza della Corte Costituzionale

Nella Gazzetta Ufficiale del 28/12/2016 è stata pubblicata la sentenza della Corte Costituzionale n. 286 in data 8 novembre – 21 dicembre 2016 concernente “Stato civile - Cognome dei figli legittimi [nati dal matrimonio] - Attribuzione automatica del cognome paterno, pur in presenza di una diversa e contraria volontà dei genitori [nella specie, concordemente diretta ad attribuire al figlio il cognome materno in aggiunta a quello paterno]”. 

la Corte ha ritenuto che la preclusione per la madre di poter attribuire anche il proprio cognome al figlio “pregiudichi il diritto all’identità personale del minore e, al contempo, costituisca un’irragionevole disparità di trattamento tra i coniugi, che non trova alcuna giustificazione nella finalità di salvaguardia dell’unità familiare”, oltre a costituire violazione di trattati internazionali, come sottolineato anche dalla giurisprudenza della Corte Europea per i diritti dell’uomo.

L’Alta corte ha inoltre evidenziato che “tale diversità di trattamento dei coniugi nell’attribuzione del cognome ai figli, in quanto espressione di una superata concezione patriarcale della famiglia e dei rapporti fra coniugi, non è compatibile né con il principio di uguaglianza, né con il principio della loro pari dignità morale e giuridica.”

In questa stessa cornice si inserisce anche la giurisprudenza della Corte europea dei diritti dell’uomo, che ha ricondotto il diritto al nome nell’ambito della tutela offerta dall’art. 8 della Convenzione per la salvaguardia dei diritti dell’uomo e delle libertà fondamentali (CEDU), firmata a Roma il 4 novembre 1950 e resa esecutiva con la legge 4 agosto 1955, n. 848.

In particolare, nella sentenza Cusan e Fazzo contro Italia del 7 gennaio 2014, la Corte di Strasburgo ha affermato che l’impossibilità per i genitori di attribuire al figlio, alla nascita, il cognome della madre, anziché quello del padre, integra violazione dell’art. 14 (divieto di discriminazione) in combinato disposto con l’art. 8 (diritto al rispetto della vita privata e familiare) della CEDU, e deriva da una lacuna del sistema giuridico italiano, per superare la quale «dovrebbero essere adottate riforme nella legislazione e/o nelle prassi italiane». La Corte EDU ha, altresì, ritenuto che tale impossibilità non sia compensata dalla successiva autorizzazione amministrativa a cambiare il cognome dei figli minorenni aggiungendo a quello paterno il cognome della madre.

Immediata applicabilità della sentenza della Corte Costituzionale

A seguito di tale pronuncia l’ufficiale dello stato civile dovrà accogliere la richiesta dei genitori che, di comune accordo, come sottolineato ripetutamente dalla Corte, intendano attribuire il doppio cognome, paterno e materno.

Non vi erano dubbi che questo potesse riguardare i genitori uniti in matrimonio, quindi il figlio nato nel matrimonio, ma il principio dovrà essere esteso anche al caso di riconoscimento di filiazione naturale quando questo avvenga congiuntamente da parte dei genitori, come anche nel caso di adozione .

L’applicazione della sentenza della Corte è immediata e l’ufficiale dello stato civile è tenuto ad accogliere, senza indugio, le richieste dei genitori che, nelle ipotesi sopra indicate, di comune accordo, intendano attribuire il cognome paterno e quello materno.

Qualora, al momento delle formazione dell’atto di nascita, venga manifestata la volontà di attribuire il doppio cognome, in presenza di dichiarazione resa da uno solo dei genitori, sarà sufficiente la sua dichiarazione della volontà di entrambi i genitori.

A chi si rivolge

Ai genitori che devono dichiarare la nascita di un figlio

Cosa serve

Attribuzione del doppio cognome: deve esservi l'accordo da parte di entrambi i genitori

Viene precisato che l’intervento della Corte riguarda solamente l’ipotesi in cui vi sia una volontà concorde dei genitori di attribuire il doppio cognome, non solo paterno ma anche materno: in tal modo non viene introdotta una disciplina generalizzata del cognome, ma viene solamente consentito ai genitori che dimostrino una concorde volontà in merito, di attribuire il cognome di entrambi.Tale principio trova applicazione anche nel caso di filiazione naturale, ovvero al di fuori del matrimonio, quando il riconoscimento avvenga congiuntamente da parte di entrambi i genitori, come anche nel caso di adozione compiuta da entrambi i coniugi.

Prima il cognome paterno o quello materno?

Resta il dubbio se sia possibile attribuire il cognome materno prima di paterno, sempre di comune accordo tra i genitori: anche se nelle premesse della sentenza viene richiamato il cognome materno in aggiunta a quello paterno, in quanto questa era la richiesta che aveva attivato il contenzioso e portato alla pronuncia.

E' pur vero che nelle motivazioni della Corte questo non richiamo in tale ordine non viene più esplicitato, limitandosi ad indicare che si debba prevedere “anche” il cognome materno, espressione che sembra più vicina alla tesi dell’aggiunta al cognome paterno. 

Tuttavia, proprio la mancanza di una espressa indicazione sull’ordine dei cognomi nella sentenza, potrebbe non escludere una tesi più favorevole, in attesa di un auspicabile ed urgente intervento legislativo che introduca una nuova  e più definita disciplina del cognome, nel rispetto dei principi richiamati dalla Corte Costituzionale: in ogni caso, dovrà essere consentito ad entrambi i genitori di attribuire al figlio il proprio cognome, senza alcuna discriminazione tra i genitori stessi.

Costi e vincoli

Costi

Nessuno

Casi particolari

Solo il cognome materno?

Anche in questo caso, la mancanza di una espressa indicazione nella sentenza dell'Alta corte, potrebbe non escludere che possa essere attribuito al nuovo nato solo il cognome materno.

In tale direzione si è espressa anche la Corte europea dei diritti dell’uomo di Strasburgo che, con sentenza del 7 gennaio 2014 n. 77/07, ha condannato l'Italia a causa dell'impossibilità di derogare alla regola dell'attribuzione del cognome paterno ai figli anche laddove vi sia una diversa volontà concorde dei genitori, ritenendo tale regola basata su una discriminazione fondata sul sesso dei genitori.

Con questa pronuncia la Corte di Strasburgo ha accolto la richiesta di due coniugi milanesi che, di comune accordo, avevano richiesto di attribuire alla loro figlia il cognome materno in luogo di quello paterno ma che avevano incontrato il rifiuto dell’ufficiale di stato civile.

A tal proposito si richiama anche l'ordinanza della Corte Costituzionale n. 18 del 14/01/2021, con la quale ha sollevato, "disponendone la trattazione innanzi a sé, questioni di legittimità costituzionale dell’art. 262, primo comma, del codice civile, nella parte in cui, in mancanza di diverso accordo dei genitori, impone l’acquisizione alla nascita del cognome paterno, anziché dei cognomi di entrambi i genitori, in riferimento agli artt. 2, 3 e 117, primo comma, della Costituzione, quest’ultimo in relazione agli artt. 8 e 14 della Convenzione per la salvaguardia dei diritti dell’uomo e delle libertà fondamentali, firmata a Roma il 4 novembre 1950, ratificata e resa esecutiva con la legge 4 agosto 1955, n. 848".

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Ultimo aggiornamento

06-09-2021 16:09

Dichiarazione di nascita

Il cittadino a cui nasce un bambino è tenuto a dichiararlo all'Ufficiale di Stato Civile del Comune di nascita, di residenza o presso la Direzione Sanitaria del centro di nascita. Tale adempimento è necessario al fine di redigere l'atto di nascita e trasformare il bambino in un cittadino riconosciuto dallo Stato.

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